Intervista a Valentina Tacconi e Letizia Piazza dell’Azienda Speciale Consortile “Codebri – Consorzio Desio Brianza” tratta da Lombardia Sociale

Il vostro è uno dei pochi contesti che in Lombardia ha già dato avvio ai PUC, Progetti utili alla collettività previsti dall’introduzione del Reddito di Cittadinanza. Come avete proceduto con i comuni del vostro ambito per arrivare a questa importante attivazione?

Abbiamo iniziato a luglio, in prossimità della conclusione del periodo di sospensione dovuto all’emergenza, partendo dalla promozione di incontri in ognuno dei 7 Comuni dell’Ambito di Desio. Incontri dedicati in cui abbiamo presentato il dispositivo dei puc e sollecitato le amministrazioni a pensare a possibili progettualità da candidare. La risposta è stata eterogenea, talvolta c’è stata qualche resistenza all’idea di inserire beneficiari RdC all’interno delle attività dell’amministrazione. Abbiamo perciò puntato a gestire al meglio il matching domanda-offerta, selezionando le persone sulla base dei criteri della normativa ma anche sulle caratteristiche di interesse, propensioni e competenze, così da rafforzare la relazione di fiducia con i comuni. Da Settembre abbiamo attivato 6 PUC di competenza comunale, grazie ai quali sono state attivate 22 persone.

Dal mese di agosto l’Ufficio di Piano dell’ambito ha inoltre pubblicato, e resterà sempre aperto, l’Avviso per la manifestazione di interesse rivolta ai soggetti del terzo settore, da cui stiamo raccogliendo proposte. Anche in questo caso, abbiamo organizzato in collaborazione con i singoli Comuni, incontri in presenza e a distanza dedicati alle associazioni e cooperative, per spiegare puntualmente il sistema di riferimento dei PUC e ingaggiarli sul tema dell’attivazione dei beneficiari RdC come risorsa per le loro organizzazioni. In questo momento stiamo lavorando ad altre 26 progettualità, che potenzialmente potranno ingaggiare oltre 60 beneficiari.

 

Di che progettualità si tratta, su che temi vertono i progetti?

La gran parte dei PUC riguarda l’area di gestione dell’emergenza sanitaria. Dopo la ripresa delle attività a seguito del lockdown, si è aperta una grande necessità rispetto alla sorveglianza, viabilità scolastica, triage, sanificazione dei servizi e locali pubblici. Questi sono gli oggetti prevalenti dei primi PUC presentati dai Comuni e dagli Istituti Comprensivi.

Mentre dal terzo settore finora abbiamo ricevuto 4 proposte e l’attività dei progetti PUC si sposta anche su altri terreni, più innovativi: orti sociali, supporto a scuole per stranieri nel far esercitare le persone a colloquiare in italiano, realizzazione di fotografie per l’e-commerce di una stireria sociale appena attivata sul territorio e attività di vicinanza, supporto e accompagnamento a persone anziano o con limitate autonomie.

 

Che ruolo ha il consorzio nella gestione dei PUC?

La scelta è stata quella di mantenere una gestione centralizzata di questa parte della misura, come per altro già accade per la gestione del Patto per l’inclusione sociale. Noi abbiamo un’équipe centralizzata, che poi vede le assistenti sociali case manager operare presso i comuni nella gestione della presa in carico, mantenendo alcuni giorni la presenza in sede centrale per il lavoro di confronto e raccordo d’équipe. Questo ha consentito, da una parte di rafforzare l’équipe e la specifica competenza sulla presa in carico RdC, ma dall’altra di instaurare uno spazio di collaborazione ed integrazione con il servizio sociale comunale, che non raramente ha già in carico questi nuclei.

Tornando al PUC abbiamo scelto la medesima organizzazione: il responsabile PUC è uno per tutto l’ambito e governa i progetti, l’inserimento nel catalogo, l’associazione dei beneficiari proposti – per la parte sociale – dall’équipe multidisciplinare.

E’ attiva una proficua collaborazione con i due Centri Impiego operativi sul nostro ambito afferenti ad Afol MB, con i quali il responsabile PUC si confronta quotidianamente in merito alle proposte progettuali, alla divisione delle postazioni e alle candidature di beneficiari afferenti al percorso del patto per il lavoro. Nello specifico, per Afol MB, la selezione ed il matching viene gestita dai Navigator.

E’ governata a livello centralizzato anche la gestione delle spese relative all’attivazione dei PUC nei Comuni e negli enti del terzo settore, come la polizza per la Responsabilità Civile, la formazione sulla sicurezza (di base e rischio medio) e, dove necessario, la gestione della visita medica. Il vantaggio è che il Consorzio gestisce da oltre 30 anni per i comuni il Servizio Integrazione Lavorativa, pertanto alcune funzioni sono, già nell’ordinarietà, nella gestione aziendale.

Le spese puntuali sui dpi, ausili, materiali e attrezzature per l’esecuzione dei PUC saranno rimborsati dall’Ufficio di Piano ai Comuni e agli Enti del Terzo.

 

Quali risultati state riscontrando per ora?

In generale, dall’avvio di queste prime esperienze, stiamo rilevando che i beneficiari sono una risorsa per i contesti in cui sono stati attivati. Quel tema di diffidenza iniziale che qualche volta abbiamo dovuto affrontare, è stato superato da esperienze positive in cui la presenza della persona è stato un valore aggiunto per l’organizzazione in cui si è trovata a prestare le sue ore. Dall’altra parte, anche i beneficiari hanno accolto positivamente la proposta di partecipazione ai progetti e molti esprimono la volontà di contribuire al benessere della comunità.

Restituiscono una visione positiva dell’esperienza che stanno conducendo che spesso consente loro di uscire dall’isolamento sociale e di ricoprire un ruolo di utilità collettiva riconosciuto.

 

Quali sono gli aspetti più problematici invece?

Abbiamo avuto qualche difficoltà nella gestione della piattaforma GePI a cui è legata l’attivazione della polizza INAIL. Inizialmente non riuscivamo a visualizzare ed abbinare le persone che avevamo identificato per l’attivazione dei PUC, finalizzarle e vedere attivata la polizza. Dopo molti tentativi, e grazie ad un contatto diretto con il Ministero, abbiamo superato il problema.

Su questo tema lo scoglio più rilevante, e assolutamente imprevisto, è relativo alla recente nota ministeriale che ha esplicitato la validità della copertura INAIL solo per i soggetti con beneficio attivo. Pertanto al termine del beneficio non è garantita la copertura assicurativa e si dovrebbe procedere con polizze assicurative private. Ebbene, dei nostri 22 beneficiari attivati, diversi erano in procinto di scadenza dei 18 mesi e questa indicazione ci ha costretto a concludere prematuramente l’esperienza appena avviata. La nostra scelta era stata quella di partite infatti a selezionare i beneficiari con cui c’era un grado di conoscenza maggiore e con cui la relazione era consolidata. Inoltre abbiamo pensato che anche sui PUC valesse lo stesso principio dei patti, cioè che potessero proseguire anche oltre la durata del beneficio, così come i sostegni attivati. Purtroppo abbiamo scoperto in corso d’opera non essere così. Da quanto compreso, l’accordo attuale tra Ministero e Inail copre solo chi ha lo stato del beneficio attivo, pertanto nell’attesa di un diverso e più ampio accordo e constatando l’indisponibilità dei nostri Comuni a farsi carico dell’attivazione di polizze private (non è possibile farlo né come volontario né come lavori socialmente utili), abbiamo dovuto interrompere sul nascere alcune delle attivazioni appena avviate.

Questo ci sta portando a fare ragionamenti differenti sulla scelta dei beneficiari da candidare, considerando quelli con domanda successiva ai primi mesi 2020, in modo da non incappare più in questo problema. Riteniamo però che la quesitone non venga risolta completamente: se in corso di beneficio la persona decade per vari motivi, ed è stata attivata sui PUC, decadrà anche in questo caso la copertura INAIL. Purtroppo però la piattaforma GePI non è aggiornata in tempo reale con INPS e le decadenze, così come le sospensioni, spesso non risultano, o risultano parecchio tempo dopo. Il rischio di far operare persone senza copertura assicurativa, convinti invece di averla, rimane alto.

Da ultimo segnaliamo come l’impegno nell’organizzazione ma anche nel monitoraggio successivo dei PUC è consistente. La gestione delle presenze, delle variazioni di orario… pesano significativamente, tanto da farci dubitare della possibilità di gestire grandi numeri, come quelli di chi sarebbe tenuto ai PUC che nel nostro territorio stimiamo intorno alle 1000 persone (al netto degli esonerati).