Cari ragazzi

prima di tutto spero che tutti voi e tutte le vostre famiglie stiate bene!

Vi sembrerà strano, ma mi mancate. In questi giorni vedere e sentire il nostro piano, normalmente chiassoso, così deserto e silenzioso mi mette tristezza e desolazione. Per questo mi auguro di cuore di potervi rivedere al più presto.

Nel frattempo, però, siamo tutti coinvolti in una situazione che nessuno si aspettava e alla quale TUTTI INSIEME siamo chiamati a rispondere.

E come i vostri docenti anche io vi scrivo per chiedervi dei compiti. Non so come ognuno di voi stia vivendo questo periodo: che sensazioni state provando? Che idea vi siete fatti? Ma soprattutto vi chiedo se vi state ponendo questa domanda: ma io, in tutto questo…posso fare qualcosa?
In questi giorni si continua a parlare del lavoro prezioso ma estenuante di medici infermieri e paramedici per i quali un semplice grazie non basta, ma oggi più che mai siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo per aiutarci vicendevolmente.

Ed è questo il “compito” che vi chiedo: in questo momento ciascuno di voi può mettere in pratica quella competenza di cui parliamo spesso a scuola e che presentiamo sempre durante i momenti di orientamento che è il SAPER ESSERE. Vi ricordate? Le tre parole che a scuola ricordiamo spesso: sapere, saper fare e saper essere. Ecco se le prime due sono forse le più semplici da spiegare (il sapere sono le nozioni, il saper fare la parte operativa nei laboratori) la terza è sempre stata più complessa perché relativa ad aspetti che alla vostra età fate un po’ fatica a comprendere. Ma adesso potete e dovete farla vostra e viverla.
Oggi SAPER ESSERE ragazzi è fondamentale, è forse la prima cosa che viene chiesta…a tutti.

Saper essere vuol dire affrontare la situazione con RESPONSABILITÀ e DETERMINAZIONE, vuol dire imparare a gestire le proprie emozioni di paura e angoscia, vuol dire RISPETTARE LE REGOLE che a tutti stanno chiedendo, vuol dire fare delle rinunce e dei sacrifici per difendere la vita, vuol dire ESSERE CONSAPEVOLI che il nostro comportamento può avere delle conseguenze per l’altro. E questo altro non è lontano, ma sono le persone a noi più vicine, sono i nostri genitori, i nostri fratelli più piccoli, i nostri nonni che in questo momento sono i più deboli e indifesi, i nostri amici… Ragazzi non è una cosa da poco e non è facile, ma nessuno di noi può tirarsi indietro o pensare che non gli riguarda. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e ciascuno fare la propria parte. So quanto sia difficile rimanere a casa e non poter fare tutto quello che abbiamo sempre fatto. Uscire e vedersi con gli amici è la cosa che più piace, perché lo stare insieme è parte di noi, dell’essere umano…oggi invece dobbiamo rinunciare a questo bisogno per difenderci e per difendere, per riuscire a sconfiggere questo virus invisibile ma presente.

E’ un compito difficile ma io penso che siate tutti in grado di farlo… è pesante stare lontani ma con l’aiuto della tecnologia, di cui voi peraltro siete esperti, possiamo accorciare queste distanze e continuare comunque a comunicare. Avete un compito importante…rendetevi protagonisti positivi di questo momento, prendetevi cura di voi stessi e degli altri, aiutate chi è più in difficoltà e fragile, diffondete e “contagiate” i vostri amici con comportamenti e pratiche di buon senso e di rispetto.

E quando finalmente tutto questo sarà finito, quando finalmente potremo rivederci a scuola e stare di nuovo “vicini”, credo che tutti apprezzeremo meglio la nostra normale quotidianità e anche i gesti più semplici come una stretta di mano o un abbraccio avranno un significato diverso e più vero. Soprattutto ognuno di noi potrà dire: io c’ero e ho dato anch’io il mio contributo. Vi assicuro, e credetemi, che sarà una bellissima sensazione.
Ecco è questo il compito che vi chiedo, difficile perché comporta rinunce e sacrificio, ma indispensabile per tutti.

I docenti vi stanno lasciando gli indirizzi mail per potervi mettere in contatto, vi lascio anche il mio… scrivetemi e raccontatemi “questo compito”, ditemi quali sono le difficoltà, ditemi come state vivendo, raccontatemi un vostro esempio di “prendervi cura” dell’altro…tempo per scrivere ne abbiamo ed è anche un esercizio, oltre che occasione per riempirlo di senso….io mi impegno e vi prometto che risponderò a tutti.

“Un’antica favola africana racconta del giorno in cui scoppiò un grande incendio nella foresta. Tutti gli animali abbandonarono le loro tane e scapparono spaventati.
Mentre fuggiva veloce come un lampo, il leone vide un colibrì che stava volando nella direzione opposta.
“Dove credi di andare? – chiese il Re della foresta. – C’è un incendio, dobbiamo scappare!”
Il colibrì rispose: “Vado al lago, per raccogliere acqua nel becco da buttare sull’incendio”.
Il leone sbottò: “Sei impazzito? Non crederai di poter spegnere un incendio gigantesco con quattro gocce d’acqua!?”
Al che, il colibrì concluse: “Io faccio la mia parte”.

Nell’attesa di rivederci presto…vi abbraccio tutti…uno per uno… e con grande affetto saluto le vostre famiglie!

Paola Tulelli