Lasciamo la parola e le immagini agli esperti.
Consigli utili a contenere i disagi in tempi di emergenza ma sempre validi nella quotidianità di ogni famiglia che si dedica alle fragilità dei propri cari

MOBILITA’

I preziosi consigli della dottoressa Mariangela Ciriello, fisioterapista,  che ha realizzato per noi utilissimi video per effettuare la mobilizzazione in sicurezza, tutelando il paziente ma anche il fisico del caregiver. Gestire una persona non autosufficiente richiede attenzione ma anche il caregiver  deve muoversi con cautela per prevenire danni a se stesso da sforzo eccessivo o movimenti errati. Vediamo come.

video 1 – SPOSTAMENTO LETTO-SEDIA E VICEVERSA

video 2 – MOBILITAZIONE SULLA CARROZZINA

video 3 – ESERCIZI PER ARTI SUPERIORI

video 4 – ESERCIZI PER ARTI INFERIORI

ALIMENTAZIONE

Restare a casa per contrastare l’emergenza Coronavirus può diventare un’opportunità per migliorare i nostri stili di vita e le nostre strategie per affrontare le necessità quotidiane. Abbiamo chiesto alla dottoressa Claudia Picozzi, Ricercatore Confermato del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente (DeFENS) dell’Università degli Studi di Milano alcuni semplici consigli per fare la spesa.

CONSIGLI PER FARE LA SPESA

Sicuramente in questo periodo quando pensiamo alla spesa da fare, siamo tentati di comprare anche ciò che è superfluo, con la paura di non avere abbastanza da mangiare. In realtà in questo modo rischiamo solo di sprecare cibo e ritrovarci in breve tempo con il frigo vuoto. Cosa fare allora? Il consiglio è quello di fare una programmazione settimanale del menù in modo da comprare solo ciò che serve realmente. E seguendo ovviamente le regole di una sana alimentazione alternando proteine animali (carne, pesce, uova, prodotti caseari) a quelle vegetali (legumi), consumando abbondanti porzioni di frutta e verdura e non dimenticandoci dei carboidrati che sono la nostra fonte principale di energia (pasta, pane, riso e altri cereali possibilmente integrali). Nel programmare il menù e quindi la spesa dobbiamo tener conto anche della deperibilità dei prodotti e quindi della loro possibile durata nel nostro frigorifero o nella dispensa, privilegiando quando possibile quelli freschi o surgelati.

COME GESTIRE IL MALATO TRA LE MURA DOMESTICHE

Buongiorno a tutti! Sono un’infermiera, mi chiamo Francesca Prando e vorrei dare qualche piccolo consiglio sulla gestione dei nostri malati nel contesto domiciliare in questo periodo in cui dobbiamo essere ancora più forti e più attenti del solito!

Mente, corpo e spirito sono interconnessi, se riconosciamo questo sosteniamo il benessere e reagiamo nel modo migliore alla malattia della persona che stiamo curando. Cerchiamo il più possibile di lasciare possibilità di scelta al nostro assistito e sforziamoci di non sostituirci, vale a dire incoraggiamo tutti gli atti, più o meno complessi, che la persona può svolgere in autonomia parziale o totale. Un po’ di pazienza in più oggi può darci molta soddisfazione domani!

Vorrei trattare argomenti della vita di tutti giorni, iniziamo con gli interventi per la riduzione del rischio di caduta.

LA RIDUZIONE DEL RISCHIO DI CADUTA

Le cadute possono interessare persone di qualsiasi età, con conseguenze che vanno dalla semplice contusione al trauma cranico o alla frattura, ma in qualsiasi caso questo evento diventa motivo di perdita di sicurezza e paura. Quindi ancora una volta meglio investire qualche minuto per limitare al minimo il rischio di caduta ed evitare inoltre visite in ospedale!!

Teniamo presente che una storia di cadute precedenti è il fattore di rischio più rilevante in quanto triplica il rischio di cadute successive, bisogna quindi porre maggiore attenzione.

-l’ambiente deve essere ben illuminato, non abbagliante e con luce notturna

-non ci devono essere tappeti, ma vicino ai lavandini e davanti alla doccia, dove si può raccogliere dell’acqua, dovrebbero esserci delle stuoie antiscivolo

-posizionare corrimano sulle scale, dove possibile

-abbassare l’altezza del letto (se in presenza di letto articolato regolabile)

-rimuovere tutti gli ostacoli dai locali e dalle zone in cui si passa più frequentemente

-il pavimento deve essere asciutto e possibilmente non sconnesso

-utilizzare calzature chiuse con suola di gomma o antiscivolo, evitare le pantofole

-porre particolare attenzione se la persona assume sedativi, oppioidi, anticonvulsivanti che possono alterare lo stato di coscienza, e antipertensivi, diuretici, antiaritmici e levodopa (per il morbo di Parkinson) che possono intensificare aritmie e cali di pressione per il passaggio sdraiato-in piedi

-nella doccia o nella vasca ci dovrebbero essere delle strisce o superfici antiscivolo e barre per aggrapparsi

-la persona potrebbe aver bisogno di un water con seduta alta e di barre per aggrapparsi

-quando la persona necessita di ausili di supporto per la deambulazione , come bastoni o stampelle, controllarne regolarmente l’integrità , le condizioni delle punte di gomma e in collaborazione col fisioterapista , fornire l’addestramento necessario

-rivedere periodicamente CON IL MEDICO le prescrizioni farmacologiche, con particolare attenzione all’assunzione di benzodiazepine, antidepressivi o all’assunzione simultanea di cinque o più farmaci al fine di ridurre l’esposizione al rischio di caduta

-se esistono deficit della vista e dell’udito la capacità della persona di muoversi in modo sicuro nell’ambiente diminuisce, è consigliabile quindi ricorrere a occhiali e protesi uditive

-è utile invitare la persona a spostarsi con l’assistenza del caregiver

-l’urgenza ad urinare di notte può essere rischioso, se lontani dal bagno e/o impossibilitati a dare assistenza per lo spostamento è consigliabile ricorrere all’uso del pannolone con l’esortazione a spiegare molto chiaramente la motivazione che porta a tale scelta per evitare di mortificare la persona

-sostenere la persona nell’attuazione di un programma personalizzato di esercizio fisico con la consulenza di un fisioterapista. Lo scopo è quello di migliorare la forza, la resistenza e la coordinazione della persona e ridurre di conseguenza il rischio di caduta

Se, nonostante tutti questi interventi, si verifica una caduta, restiamo calmi, valutiamo se la persona ha riportato lesioni prima di mobilizzarlo e nel dubbio lasciamolo sdraiato a terra e chiamiamo il soccorso.

-In ogni caso, comunicare al medico curante la caduta, al fine di una valutazione clinica

-Informare il resto della famiglia e le persone che si prendono cura dell’assistito per fare le opportune valutazioni e assumere eventuali cambiamenti nelle strategie di assistenza e cura

-monitorare ed osservare la persona per riconoscere eventuali complicanze tardive

-informare il medico di cambiamenti comportamentali o dolori inspiegabili alla luce della recente caduta

-discutere con la persona in un momento appropriato la sua percezione dell’esperienza, valutando insieme, se possibile, i fattori che hanno determinato la caduta.

GESTIRE I RAPPORTI TRA LE MURA DOMESTICHE

Il CTA, Centro di Terapia dell’Adolescenza accreditato per i servizi Home Care Premium con il nostro ente, è specializzato nella diagnosi, nel sostegno, nella cura di problematiche psicologiche e relazionali di bambini, adolescenti e adulti con particolare riferimento a coloro che, durante la crescita, hanno vissuto esperienze sfavorevoli e traumi. In questo articolo offre consigli pratici per gestire i momenti di conflitto generati dalla convivenza in emergenza pandemica.

Litigi da quarantena: un esercizio per aiutare i conflitti di relazione durante la quarantena da Covid19

Traduzione dall’inglese dell’articolo di Dr. Jessica Chun, a cura di Giulia Altera, pubblicata sul sito di EFT Italia

Tutti noi proviamo un po’ di paura quando ci troviamo in disaccordo o restiamo intrappolati in discussioni con il nostro partner.

Dato che siamo tutti in lockdown dovuto al Covid19, Stare in casa con il proprio partner 24 ore su 24, 7 giorni su 7, può mettere a dura prova il rapporto. E sappiamo che durante i periodi di stress ed incertezza, i litigi possono sorgere rapidamente e ancor più all’interno di spazi ristretti.

Leader riconosciuta a livello internazionale nel campo degli interventi di coppia, la dottoressa Sue Johnson è la principale sviluppatrice della terapia focalizzata sulle emozioni (EFT) e lavora con le coppie da oltre trent’anni. Ecco un rapido esercizio tratto dal suo bestseller, Hold Me Tight: Seven Conversations for a Lifetime of Love, per aiutare a lenire i conflitti durante la quarantena con il partner.

Riconoscere come la paura guida il vostro partner: Esercizio di coppia

Con il vostro partner, scegliete un breve, complicato (ma non veramente difficile) incidente della vostra relazione, che si è verificato da quando siete in lockdown.

  1. Scrivete una semplice descrizione di ciò che è accaduto come se fosse stato osservato da una mosca sul muro. Speriamo che siate entrambi d’accordo su questa descrizione. Ora scrivete in una sequenza semplice le mosse che avete fatto in quell’incidente. Come si sono collegate le tue azioni  e come si sono collegate alle azioni fatte dal tuo partner? Confronta gli appunti ed elabora una versione comune su cui potete essere d’accordo. Mantenetela semplice e descrittiva.
  2. Aggiungete i sentimenti che entrambi avete avuto e come ognuno di voi ha contribuito a sollecitare questa risposta emotiva nel vostro partner.
  3. Condividete le vostre risposte e concordate una versione comune. Ora chiedete informazioni sui sentimenti più profondi e più vulnerabili che potrebbero esserci stati per il vostro partner. Siate curiosi. Essere curiosi vi fornisce informazioni preziose. Se il vostro partner ha difficoltà ad accedere ai suoi sentimenti più vulnerabili, provate ad indovinare usando il vostro intuito conoscendo i punti sensibili del vostro partner come guida. Confermate o rivedrete con il vostro partner quali sono i suoi sentimenti più profondi.
  4. Usando le informazioni di cui sopra, vedete se potete descrivere o scrivere insieme quello che avreste potuto dirvi alla fine di questo incidente, se foste stati in grado di rimanere uniti e terminare il momento di disconnessione in un modo che vi avrebbe fatto sentire entrambi al sicuro. Come sarebbe stato per voi? Cosa avreste provato l’uno per l’altro, e come sarebbe stata la vostra relazione?
  5. Provate le tre domande precedenti con un incidente difficile e irrisolto. Se vi bloccate, riconoscete reciprocamente che una certa parte dell’esercizio è difficile per voi. Se il vostro partner trova difficile l’esercizio, chiedete se c’è un modo per aiutarlo in questo momento. A volte un po’ di conforto è tutto ciò di cui le persone hanno bisogno per poter svolgere questo compito.
  6. Se sapeste che potreste prendere dei momenti di conflitto o di disconnessione e disinnescarli o rivederli in questo modo, quale sarebbe l’impatto sul vostro rapporto in generale? Condividete questo con il vostro partner.

“Come amanti, ci mettiamo insieme, con delicatezza, su di una corda tesa. Quando il vento del dubbio e della paura comincia a soffiare, se ci facciamo prendere dal panico e ci aggrappiamo l’uno all’altro o ci voltiamo bruscamente e ci dirigiamo verso il riparo, la corda oscilla sempre di più e il nostro equilibrio diventa ancora più precario. Per rimanere sulla corda, dobbiamo spostarci in sintonia con i movimenti dell’altro, rispondere alle emozioni dell’altro. Man mano che ci colleghiamo, ci bilanciamo a vicenda. Siamo in equilibrio emotivo”.

Dr. Sue Johnson, Stringimi forte

Ricordiamo che i servizi di mediazione dei conflitti familiari e di sostegno alle separazioni di CTA sono attivi.
Tutte le informazioni e i contatti qui https://www.centrocta.it/mediazione/

CONVIVERE CON L’ALZHEIMER

In tempi di Emergenza Coronavirus, 10 consigli utili per affrontare il periodo a casa insieme ai nostri cari con demenza.

Per chi è chiamato a stare accanto ai malati, Federazione Alzheimer Italia ha redatto un decalogo di consigli utili a riempire i vuoti di queste giornate

DECALOGO PER LA DEMENZA SENILE

Emergenza Coronavirus

10 consigli utili per affrontare il periodo a casa insieme ai nostri cari con demenza


Cari amici,

da familiari sappiamo bene come la quotidianità con una persona con demenza sia complicata, lunga e l’assistenza anche estenuante. In questo periodo in cui ci viene chiesto di rimanere tutti in casa lo è ancor di più. Certamente può essere il momento di proporre alle persone con demenza attività di intrattenimento, stimolo e perché no anche di un sorriso.

1 – FOTOGRAFIE

Questo può essere il momento per riprendere in mano le vecchie foto, metterle in ordine, farsi raccontare e far scaturire una narrazione libera e magari metterne alcune in una scatola, una borsetta, un cassetto, un sacchettino o altro contenitore che sia noto, conosciuto, cercato, amato e significativo per la persona con demenza.

Questa attività potrebbe diventare più articolata se aggiungessimo nel contenitore qualche altro oggetto (un bracciale, orecchini, una collana, un portafoglio o un borsellino, un fazzoletto, la corona per dire il rosario) e lo tenessimo a portata di mano e fissassimo un appuntamento per aprirlo, rievocare e arricchirlo.

Si tratta di oggetti che aiutano a recuperare memorie di fatti personali ed esperienze di vita, le foto inoltre potrebbero, inoltre, comporre l’album personale utile a stimolare la memoria individuale e mantenere le informazioni dei membri della famiglia.

2 – VECCHI RITAGLI DI GIORNALI

In una scatola possono essere inseriti vecchi ritagli di giornale, oggetti e souvenir che servono in casa come soprammobili ma che magari non attirano più l’attenzione. Se sono custoditi nel cuore della persona con demenza sapranno rievocarle qualcosa. Questa attività aiuta la persona a recuperare il nome degli oggetti e i fatti legati ad essi (il coniuge, la badante o il figlio/a può nominare l’oggetto e sollecitare le risposte con calma, con ironia e con intesa)

3 -VECCHIE CANZONI

È il momento per ascoltare vecchie canzoni (del passato della persona con demenza) La musica in cd o audiocassette può essere utile non solo per l’ascolto ma anche per danzare (walzer, ballo liscio etc) o per ritmare l’armonia musicale con un battito di mani, movimenti delle braccia e del corpo. Anche questo passatempo coinvolge il familiare che dà avvio all’attività.

4 .MOVIMENTO

In questa situazione il movimento è sacrificato. Vi ricordiamo però che è fondamentale che la persona con demenza mantenga il più possibile la propria mobilità: si può, ad esempio, farla camminare lungo il corridoio, il terrazzo o negli spazi più ampi dell’appartamento. Via libera anche a semplici esercizi come alzarsi e sedersi dalla sedia, sollevare alternativamente le ginocchia dalla posizione seduta (per 5 volte), alzare una gamba alla volta (per 5 volte), sollevare la punta dei piedi (per 5 volte), sollevare le braccia in alto (per 3 volte riposare poi ripetere) ed infine portare le braccia fuori (per 3 volte riposare e ripetere. Alcuni degli esercizi elencati sono presenti nel link http://www.alzheimer.it/diecies.pdf

5 – ATTIVITÀ VARIE

Potete dare sfogo alla vostra fantasia e creatività, aprendo armadi in dispensa dove si trovano pasta e riso, legumi e cereali che possono essere usati come materiale per un’attività di attenzione selettiva che prevede il separare, dividere facendo finta che si siano mescolati o utilizzare rocchetti di filo da dividere per colori. Un’attività’ creativa può’ essere quella di infilare il formato di pasta ditalini rigati e farne una collana o un bracciale. Si possono anche colorare con coloranti alimentari venduti nei supermercati.

Si può rammendare un vecchio calzino di lana con l’ago della lana più grosso e facile da maneggiare oppure utilizzare un pezzetto di tessuto molto grossolano e far cucire. Queste attività possono essere molto rilassanti: non aspettiamoci dei risultati perfetti e non importa che il punto sia lungo e la stoffa arricciata.

Si può pensare anche ad altre attività casalinghe come le pulizie, analizzando con pazienza quello che la persona faceva prima della malattia. Possiamo predisporre su un tavolo gli oggetti utilizzati in passato durante la vita lavorativa come una macchina da scrivere, penne, fogli (se impiegata/o), quaderni (recuperati dai nipoti) con i compiti da correggere (per un/a insegnante); oppure recuperare dai nipoti giochi di costruzione come il meccano o qualche attrezzo come dadi a vite grossi e posizionarli in una scatola che la persona può prendere in qualsiasi momento a suo piacimento.

Si possono sistemare cassetti, fare ordine nella biancheria, piegare asciugamani: è consigliabile chiudere antine e cassetti contenenti indumenti che non vogliamo siano toccati. Si devono predisporre degli spazi organizzati con indumenti non utilizzati da tirar fuori per far prendere aria per poi rimetterli in ordine nei ripiani o nei cassetti. La scusa ufficiale, che calza a pennello, sono le pulizie di primavera e a tale scopo procurare alla persona uno panno umido per pulire l’interno degli armadi e dei cassetti.

Un’altra attività può essere quella di far lavare, con sapone per la lana o sapone di Marsiglia fazzoletti, salviette o altra biancheria, allo scopo di fare eseguire delle attività domestiche. Oppure far stirare fazzoletti o biancheria con il ferro riscaldato a 35°, fare piegare la biancheria (salviette, asciugamani, tovaglioli, calzini etc.) e riporla nei cassetti.

È fondamentale che tutto quanto suggerito venga svolto insieme al familiare-caregiver poiché il gesto imitativo tranquillizza e rende piacevole fare le faccende in collaborazione.

6 – PROGRAMMAZIONE

La routine è fondamentale per le persone con demenza pertanto vi chiediamo lo sforzo di programmare al mattino e riuscire a mantenere laddove possibile una scansione più o meno simile delle giornate. Rispettare gli orari dei pasti, del sonno e della veglia aiuta a ridurre la sindrome del tramonto che sappiamo essere una condizione caratterizzata da un insieme di sintomi psichiatrici (principalmente stato confusionale, agitazione e deliri) che si verificano in soggetti anziani, specialmente quelli con demenza e Alzheimer, nelle ore del tardo pomeriggio, serali e notturne.

Può essere utile questo esempio.

Mattino: colazione, igiene, riordinare la casa (farsi aiutare a rifare il letto e sistemare la biancheria etc), spolverare, lavare le stoviglie, pulire le superfici; uscire per andare al cancello, al portone, in cortile o camminare in casa; coinvolgere la persona nel preparare il pasto: lavare le verdure, spezzettarle e farle/gli fare quello che in grado di eseguire come apparecchiare mettendo solo posate e tovaglioli.

Pomeriggio: farsi aiutare a rigovernare la cucina, far lavare le posate e le stoviglie infrangibili (lasciate tutto il tempo che necessita al soggetto) usando poco detersivo liquido, far asciugare le stoviglie e spazzare la cucina, tenendo conto del fatto che il risultato non sarà perfetto. Dato che il pomeriggio è lungo far fare una pennichella (se necessario) poi uscire dall’appartamento come la mattina, programmare delle attività di cucito, di costruzione etc. o accendere il televisore per vedere vecchi film comici o ascoltare la musica, cantare e/o ballare e se compare irrequietezza fare un’altra uscita.

Cena: come pranzo.

7 – ILLUMINAZIONE

Essere costretti a rimanere a casa molte ore comporterà anche un aumento delle spese domestiche ma consigliamo di tenere, quanto più possibile, le luci accese. Dal momento che la luce affievolita del sole può scatenare la sindrome del tramonto, può aiutare avere una casa o una stanza illuminata: può essere utile un sistema di illuminazione che eviti zone di ombra o penombra.

Una luce notturna nella camera da letto può essere utile per prevenire l’agitazione al risveglio. Pertanto si può organizzare in un angolo del soggiorno (anch’esso illuminato con una lampada) un tavolo o tavolino, una poltrona o una sedia comoda e con gli oggetti che la persona manipola volentieri e invitarla a raggiungere questi spazi, sedersi, toccare e magari anche riposare.

Potrebbe essere di aiuto posizionare su di un vassoio, un cestino, una scatola delle scarpe il portafoglio, una bambola, qualche animale di peluche, la coperta, alcune foto e della bigiotteria. Questi spazi e oggetti tranquillizzeranno la persona che ha la possibilità di accedervi liberamente e quando ne ha necessità.

8 – NORME IGIENICO-SANITARIE

Fate rispettare a tutte le persone che entrano in contatto con i vostri cari le norme igienico-sanitarie che vengono trasmesse e che sono state consigliate. Fondamentale il lavaggio delle mani e la disinfezione degli ambienti soprattutto se il vostro caro è seguito da un assistente familiare che non vive con lui e frequenta altri ambienti. Per semplificare anche alla persona con demenza può essere utile tenere a portata di mano una manopola da far usare già inumidita con sostanze disinfettanti.

9 – SINDROME DEL TRAMONTO

È vero che ci sono limitazioni nell’uscire ma, come dicevamo prima, per fronteggiare la sindrome del tramonto quando la persona con demenza non riconosce la propria casa è necessario assecondarla e farla uscire anche solo sul pianerottolo o nell’androne o in cortile. Questo accorgimento, che rientra tra le misure consentite, può aiutare la persona con demenza e ripristinare l’orientamento. Anche fare una sola rampa di scale può essere utile per distrarre o stancare la persona (valutare sempre il grado di abilità motoria residua e le sue capacità); è preferibile comunque farla salire e non scendere appoggiando la mano sul corrimano e poi riprendere l’ascensore fino all’appartamento.

10 – SVAGO E PASSATEMPI

Cucinare insieme può rappresentare un valido momento di svago e passatempo. Questa attività può essere organizzata all’interno del programma giornaliero. Si può strutturare il momento cucina in stadi: 1 – pensare ad una ricetta e scegliere gli alimenti da cucinare; 2 – scrivere su un foglietto le cose che mancano e da comperare; 3 – andare al supermercato (il caregiver senza la persona in questo caso); 4 – preparare i cibi in base alla ricetta e farsi aiutare dalla persona con demenza nelle mansioni più semplici come ad esempio tagliare la cipolla, il sedano o la carota etc.

È consigliabile usare un coltello con lama a seghetto o poco tagliente per evitare delle ferite. I cibi saranno tagliati a pezzetti un po’ strani e non perfetti ma dobbiamo tollerare qualsiasi cosa perché l’obiettivo è mantenere allenata la memoria procedurale (come si fa un’azione) e non il risultato. Cuocere gli alimenti può rappresentare un pericolo ma prestando molta attenzione si può fare rimescolare il cibo nella pentola. Molte persone in questo periodo suggeriscono ricette per preparare biscotti: stendere la pasta, tagliarla con le formine oppure preparare un’insalata mista, una macedonia o un dolce freddo rende l’attività di cucina molto soddisfacente e piacevole e, inoltre, aumenta l’autostima della persona con demenza (un tempo una brava cuoca) e la sua percezione di essere ancora capace.

UN AIUTO PER GLI ANZIANI

Senior Italia Federanziani ha realizzato due Vademecum rivolti alla popolazione over 65 che fornisce consigli su come comportarsi per difendersi non solo dal rischio sanitario derivante dall’infezione da nuovocoronavirus, ma anche da truffe fake news che in questa fase di emergenzasono particolarmente pericolose per i soggetti più fragili.

CURARE L’INSONNIA DEGLI ANZIANI CON RIMEDI NATURALI

L’avanzare dell’età comporta spesso dei cambiamenti fisiologici e psicologici che condizionano la qualità della nostra vita. Uno dei fastidi che accompagnano spesso la terza età è l’insonnia Anziani o comunque una certa difficoltà a prendere sonno la sera o ad avere un riposo costante e duraturo per tutta la notte. I disturbi del sonno, purtroppo, rappresentano un problema molto diffuso, con conseguenze anche gravi sulla persona e sulla sua salute. Irascibilità, dolori cronici, stress, difficoltà di concentrazione, cefalea, dolori articolari possono essere tutti fastidi correlati all’insonnia. Curare l’insonnia anziani con rimedi naturali, quindi, è di primaria importanza per evitare altre patologie.

https://www.korian.it/insonnia-anziani-rimedi-naturali/

L’Azienda Korian opera in Italia attraverso i marchi Segesta, Senior Service, Mosaico e Kinetika Sardegna per offrire Servizi Sanitari, Socio-Sanitari e alberghieri, personalizzati sulle singole esigenze e mirati a favorire il benessere della Persona.  Nel rispetto per la persona e l’ascolto delle singole esigenze il Gruppo Korian ha fondato la sua missione, ponendo particolare attenzione anche agli aspetti emotivi. In questo articolo Korian offre spunti e suggerimenti per gestire un problema notturno ma con ripercussioni sull’equilibrio generale della persona e dei sui cari.

Convivere con il Morbo di Parkinson: Piano di Cura d’Emergenza per i caregiver familiari

In questo momento di emergenza, in risposta all’epidemia da Covid-19, è stato sviluppato da Family Carers Ireland, in collaborazione con l’Associazione Caregiver Familiari, un libretto molto utile nel caso in cui il caregiver familiare primario sia impossibilitato a fornire le cure.

PAROLA DI AVVOCATO

Sezione dedicata a temi legati al mondo della non autosufficienza a cura dell’avvocato Stefano Picozzi, che nel corso della sua attività professionale ha sviluppato un grande interesse per le questioni del diritto antidiscriminatorio e in particolare per il tema dei diritti e dell’inclusione delle persone con disabilità.

L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Cos’è l’amministrazione di sostegno?

È uno strumento che mira ad aiutare la persona che – a causa di una infermità o di una menomazione di tipo fisico o psichico – si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere con autonomia alla cura della sua persona o del suo patrimonio.

A beneficio di questa persona (il Beneficiario), il Giudice Tutelare può nominare un Amministratore di sostegno, che ha l’incarico di aiutarla a compiere quegli atti cui essa ha un interesse attuale e concreto ma non è in grado di compiere da sola.

L’Amministratore di sostegno assiste il Beneficiario in due modi, in relazione alle condizioni di salute e all’autonomia residua del Beneficiario:

• si sostituisce al Beneficiario nel processo decisionale al fine di compiere, in suo nome e per suo conto, determinati atti (cd. rappresentanza esclusiva);

• si affianca al Beneficiario nel processo decisionale al fine di compiere insieme a lui determinati atti.

Il Beneficiario resta libero di compiere da solo tutti gli atti per i quali non deve essere sostituito o assistito dall’Amministratore di sostegno e gli atti necessari a soddisfare le esigenze della sua vita quotidiana.

Facciamo qualche esempio?

• L’Amministratore di sostegno può essere nominato, ad esempio, a beneficio di una persona che ha una disabilità che incide sulla capacità intellettiva e cognitiva, come l’autismo o la sindrome di Down; affetta da una patologia psichiatrica; affetta dalla malattia di Alzheimer; colpita da ictus; afflitta da una malattia degenerativa o da una malattia terminale; di un alcolista; di un tossicodipendente; di una persona dedita al gioco (ludopatico) o alla prodigalità (che è la tendenza a spendere o a donare eccessivamente e senza riflettere) o allo shopping compulsivo.

• L’Amministratore di sostegno può aiutare il Beneficiario a compiere svariati atti; ad esempio a gestire il patrimonio; curare i rapporti con la banca; stipulare un contratto; acquistare o vendere un bene o un servizio; prendere o dare in locazione un appartamento; assumere una colf o una badante; fare un investimento; effettuare scelte in ambito sanitario; scegliere o rifiutare un percorso di cura, anche esprimendo il cd. consenso informato (legge n. 217 del 2019); gestire i rapporti con i medici o con le case di cura; agire in giudizio; accettare eredità o donazioni.

L’amministrazione di sostegno è prevista dalla legge?

Sì, l’amministrazione di sostegno è un istituto giuridico che è stato introdotto dalla legge n. 6 del 9/01/2004 (in vigore 19/03/2004) ed è disciplinata dagli articoli da 404 a 413 del Codice Civile.

Chi può chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno?

La nomina dell’Amministratore di sostegno può essere chiesta:

• dallo stesso Beneficiario. Facciamo un esempio: un anziano, una persona con disabilità o affetta da una malattia degenerativa, un tossicodipendente, un alcolista possono chiedere che il Giudice Tutelare nomini un amministratore di sostegno che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio, in previsione di una eventuale futura incapacità;

• dal coniuge o dalla persona stabilmente convivente;

• dai parenti entro il quarto grado (ossia i figli, i genitori, i fratelli, le sorelle, i nipoti, i nonni; gli zii, i bisnipoti, i bisnonni, i cugini);

• dagli affini entro il secondo grado (ossia i generi, le nuore, i suoceri, i cognati);

• dal tutore e dal curatore;

• dal Pubblico Ministero (il quale partecipa sempre al procedimento).

I responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura ed assistenza della persona, se a conoscenza di circostanze che lo rendono opportuno, devono chiedere la nomina dell’Amministratore di sostegno o devono, in alternativa, informare il Pubblico Ministero.

Come si chiede la nomina dell’Amministratore di sostegno?

Occorre fare un ricorso, ossia un atto scritto, da presentare al Giudice Tutelare del luogo in cui il Beneficiario ha la residenza o il domicilio. Se questa persona è ricoverata permanentemente presso una residenza per anziani o altra struttura, è competente il Giudice Tutelare del luogo di ricovero.

Serve l’avvocato?

No, si può fare tutto senza l’assistenza di un avvocato.

Cosa si deve scrivere nel ricorso?

Nel ricorso è necessario indicare:

• le generalità del Beneficiario e la sua dimora abituale;

• le ragioni per cui si chiede la nomina dell’Amministratore di sostegno e l’indicazione dell’atto o degli atti per il cui compimento è richiesta la nomina;

• il nominativo ed il domicilio (se chi scrive il ricorso li conosce) del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del Beneficiario.

E’ possibile suggerire il nome dell’amministratore di sostegno, anche indicando se stessi (ma deciderà poi il Giudice Tutelare). Al ricorso è opportuno allegare anche un certificato del medico curante che attesta la condizione psicofisica del Beneficiario ed un inventario dei suoi beni.

Cosa succede dopo che è stato presentato il ricorso?

Viene aperto un fascicolo, cui viene dato un numero e che il ricorrente potrà consultare.

Viene quindi nominato un Giudice Tutelare, il quale fissa un’udienza, anche al fine di sentire personalmente il Beneficiario.

Chi presenta il ricorso deve informare – del ricorso e della data dell’udienza – i familiari ed i parenti del Beneficiario (più in particolare, le stesse persone che potrebbero chiedere la nomina dell’Amministratore di sostegno e che potrebbero volersi opporre) o acquisirne il consenso preventivamente.

Cosa succede all’udienza?

Il Giudice Tutelare sente il Beneficiario. Se il beneficiario non può recarsi in Tribunale, nemmeno in ambulanza, è il Giudice Tutelare a recarsi nel luogo in cui la persona si trova (ad esempio, nel caso in cui la persona sia inferma). Il Giudice Tutelare può sentire anche le persone che sarebbero legittimate a proporre il ricorso e può disporre gli accertamenti di natura medica o gli altri mezzi istruttori utili ai fini della decisione.

Come si chiude il procedimento e quanto tempo ci vuole?

Il Giudice Tutelare provvede sul ricorso con un decreto motivato, entro sessanta giorni dalla presentazione del ricorso.

In caso di necessità, il Giudice Tutelare può adottare immediatamente i provvedimenti urgenti per la cura della persona interessata, per la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio e può nominare un amministratore di sostegno provvisorio.

Cosa c’è scritto nel Decreto del Giudice Tutelare?

Con il decreto, il Giudice Tutelare può nominare l’Amministratore di sostegno oppure rigettare il ricorso, se non ritiene che vi siano i presupposti per la nomina. Il Giudice Tutelare deve sempre tenere conto degli interessi e delle esigenze di protezione del Beneficiario, dei suoi bisogni e delle sue richieste.

Se il Giudice nomina l’Amministratore di sostegno, nel decreto indica, tra l’altro:

• le generalità de Beneficiario e dell’Amministratore di sostegno;

• la durata dell’incarico, che può essere a tempo determinato o indeterminato;

• l’oggetto dell’incarico e quindi la specificazione degli atti che l’Amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del Beneficiario, ossia al suo posto; e/o degli atti che il Beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’Amministratore di sostegno;

• il limite delle spese che l’Amministratore di sostegno può sostenere con l’utilizzo delle somme di cui il Beneficiario ha la disponibilità;

• la periodicità con cui l’Amministratore di sostegno deve riferire al Giudice sull’attività svolta e sulle condizioni della persona assistita.

Il decreto di nomina viene annotato nei registri di stato civile.

Il decreto del Giudice Tutelare può essere contestato?

Sì, il decreto del Giudice Tutelare può essere impugnato davanti alla Corte d’Appello.

Chi può svolgere la funzione di Amministratore di sostegno?

Il Giudice Tutelare nomina l’Amministratore di sostegno, scegliendo:

• la persona designata dallo stesso Beneficiario;

• in mancanza di questa designazione, un soggetto appartenente all’ambito familiare ed in particolare uno tra il coniuge non separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio, la figlia, il fratello, la sorella, i parenti entro il quarto grado;

• se necessario od opportuno, il Giudice Tutelare può designare anche un soggetto diverso da tutti quelli sopra indicati, idoneo allo svolgimento dell’incarico.

Non possono ricoprire la funzione di amministratore di sostegno gli operatori di servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il Beneficiario.

Cosa fa e come deve comportarsi l’Amministratore di sostegno?

L’Amministratore di sostegno si sostituisce o si affianca al Beneficiario nel compiere l’atto o gli atti indicati nel decreto del Giudice Tutelare. L’Amministratore di sostegno deve svolgere il suo incarico con fedeltà e diligenza e deve sempre tenere conto delle aspirazioni e dei bisogni del Beneficiario.

L’Amministratore di sostegno deve:

• informare tempestivamente il Beneficiario circa gli atti da compiere; in caso di dissenso con il Beneficiario, deve informare il Giudice Tutelare;

• tenere la regolare contabilità della sua amministrazione e renderne conto ogni anno al Giudice Tutelare, al quale presenterà, al momento della cessazione del suo incarico, il conto finale della amministrazione;

• riferire periodicamente al Giudice Tutelare circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del Beneficiario.

Se non è già concessa nel decreto di nomina, l’Amministratore di sostegno deve sempre chiedere l’autorizzazione del Giudice Tutelare per: acquistare beni (tranne le cose necessarie per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio); vendere beni (eccettuati quelli soggetti a facile deterioramento); riscuotere capitali; costituire o cancellare pegni e ipoteche; assumere obbligazioni; accettare eredità o rinunciarvi; accettare donazioni o legati; stipulare contratti di locazione d’immobili di durata superiore ai nove anni; promuovere giudizi (tranne alcuni specificamente indicati dalla legge); fare compromessi e transazioni o accettare concordati.

Cosa succede se l’Amministratore compie un atto senza averne il potere?

Gli atti compiuti dall’Amministratore di sostegno in violazione di norme di legge o in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico o ai poteri conferitigli dal Giudice Tutelare possono essere annullati su istanza dello stesso Amministratore di sostegno, del Pubblico Ministero, del Beneficiario o dei suoi eredi o aventi causa.

Cosa succede se il Beneficiario compie personalmente un atto per il quale è prevista la rappresentanza o l’assistenza dell’Amministratore di sostegno?

Gli atti compiuti da Beneficiario in violazione di norme di legge o delle disposizioni del decreto del Giudice Tutelare possono essere annullati su istanza dell’Amministratore di sostegno, del Pubblico Ministero, del Beneficiario o dei suoi eredi o aventi causa.

L’Amministratore di sostegno può essere revocato o sostituito?

Sì, dal Giudice Tutelare. L’Amministratore di sostegno può essere revocato quando siano venuti meno i presupposti dell’amministrazione di sostegno (ad esempio, l’attività per cui è avvenuta la nomina è stata compiuta) o quando l’amministrazione di sostegno si è rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario. L’Amministratore può anche essere sostituito.

L’Amministratore di sostegno è responsabile?

Sì, l’Amministratore di sostegno deve operare con la diligenza del buon padre di famiglia e risponde verso il Beneficiario di ogni danno a lui cagionato violando i doveri del suo incarico.

L’Amministratore di sostegno riceve un compenso?

No, l’incarico è gratuito. Tuttavia il Giudice Tutelare, considerate l’entità del patrimonio del beneficiario e la difficoltà dell’amministrazione, può liquidare in favore dell’Amministratore di sostegno un’equa indennità.

A chi ci si può rivolgere per avere ulteriori informazioni pratiche e chiedere assistenza?

Ci si può rivolgere alla Cancelleria della Volontaria Giurisdizione del Tribunale competente o agli Sportelli Territoriali per la Volontaria Giurisdizione, che sono istituiti sul territorio (sono presenti anche nel Comune di Desio). Presso la Cancelleria e gli Sportelli si possono ricevere tutte le informazioni utili; trovare dei modelli del ricorso e delle istanze da presentare al Giudice nonché l’elenco della documentazione necessaria; e si può chiedere assistenza. Sul sito internet di moltissimi Tribunali (ad esempio, quelli di Monza e di Milano) si possono trovare tutte le informazioni utili e scaricare i modelli del ricorso o delle varie istanze da presentare al Giudice Tutelare.